
Non faccio solo unghie, creo rituali di autostima
Buongiorno, bellezze mie, in questo articolo parlo un po dei rituali che noi onicotecniche, con tanta passione riusciamo a creare, donandovi a voi nostre clienti, una sensazione di relax puro e unicità, un qualcosa per farvi sentire speciali a modo nostro.. Buona lettura ragazze :)
DesyDreamNails
11/4/202510 min read
A volte, quando una cliente si siede davanti a me, non chiede solo colore.
Chiede di ritrovarsi.
Lo vedo nei suoi occhi, nel modo in cui osserva le sue mani come se appartenessero a qualcun'altra, nel respiro che si fa più leggero quando finalmente si siede e poggia le sue mani nelle mie.
Non è venuta per lo smalto o almeno, non solo.
È venuta per concedersi un momento, per permettersi di essere al di là delle liste della spesa, delle email non lette, delle aspettative altrui.
Il mio lavoro non è quello che appare in superficie.
Non mi limito ad applicare gel, limare cuticole o disegnare microscopiche opere d'arte su pochi millimetri quadrati di unghia.
Faccio qualcosa di più intimo e potente: creo rituali di autostima.
Ogni manicure è un gesto di cura che va oltre l'estetica, un piccolo atto rivoluzionario in un mondo che spesso ci chiede di correre senza mai fermarci a guardarci davvero.
E sì, so cosa state pensando: "Ma sono solo unghie."
Ed è proprio questo il punto.
Perché nulla che ci faccia sentire più noi stessi, più curati, più presenti nel nostro corpo, è mai "solo" qualcosa.
È tutto.
È il primo passo verso quell'autostima che costruiamo un giorno alla volta, una scelta alla volta, una mano alla volta.
Il salone come spazio sacro (ma con lime e fornetti UV)
Il mio salone non è un semplice luogo di lavoro.
È uno spazio sospeso, una bolla fuori dal tempo dove le regole del mondo esterno si allentano un po'.
Qui dentro, tra il ronzio della lampada UV e il profumo delicato dell'acetone (che giuro, dopo anni, diventa quasi rassicurante), accadono piccoli miracoli quotidiani.
È uno spazio sacro nel senso più autentico del termine: un luogo dove ci si può permettere di essere vulnerabili, di rallentare, di respirare.
Dove una donna può entrare con le spalle curve e uscire con un passo più sicuro.
Non perché lo smalto rosso ciliegia abbia poteri magici anche se a volte sembra proprio così ma perché per un'ora, forse due, qualcuno si è preso cura di lei con attenzione totale.
Certo, è anche il posto dove si ride delle cose più assurde.
Dove si condividono battute su quanto sia difficile aprire una lattina di red bull con le unghie appena fatte (spoiler: impossibile, ma nessuna lo ammette finché non le vedo tornare dopo una settimana con un'unghia spezzata e una storia fantasiosa).
È il luogo dove si commentano le ultime serie TV, dove a volte scappa anche qualche lacrima che fingiamo sia colpa del gel troppo vicino agli occhi.
Ma è anche il posto dove si crea fiducia.
Le mani che mi vengono affidate non sono semplicemente appendici da abbellire: sono strumenti di vita, portatori di storia, custodi di emozioni.
Nelle mani leggo tutto: la stanchezza della neomamma che non dorme da settimane, la tensione dell'impiegata sotto stress, la gioia nervosa della sposa che fra tre giorni dirà il suo sì.
Ogni cliente porta con sé un'energia diversa, e io imparo a riconoscerla, a rispettarla, a entrarci in sintonia.
Alcune arrivano parlando senza sosta, come se dovessero svuotarsi di tutte le parole accumulate.
Altre restano silenziose, e io capisco che quel silenzio è esattamente ciò di cui hanno bisogno.
Entrambe troveranno qui quello che cercano, perché questo spazio si adatta, si modella, diventa ciò che serve in quel preciso momento.
Dietro ogni manicure, un'emozione
Non esiste una manicure uguale all'altra, perché non esistono due persone uguali.
E non parlo solo di forma o colore parlo dell'intenzione che c'è dietro ogni scelta.
Quando una cliente sceglie un rosso acceso, non sta semplicemente optando per una tonalità vivace: sta dichiarando qualcosa.
Sta dicendo "sono qui, esisto, guardatemi".
Sta rivendicando uno spazio nel mondo.
Il nude, invece, parla una lingua diversa.
È eleganza sussurrata, è la voglia di sentirsi curate senza gridarlo al mondo, è quella sicurezza tranquilla di chi non ha bisogno di dimostrare nulla.
Ho imparato che le donne che scelgono il nude sono spesso quelle più forti, quelle che hanno già fatto pace con sé stesse.
E poi ci sono i momenti di transizione, quelli che io chiamo "le manicure del cambiamento".
La ragazza che dopo una rottura passa dal rosa pallido a un bordeaux profondo.
La signora che dopo anni di smalti discreti chiede improvvisamente un colore che "mia suocera odierebbe" (e io lo faccio con un sorriso complice).
La donna che sta per iniziare un nuovo lavoro e vuole unghie che dicano "sono competente" prima ancora che apra bocca.
Ricordo una cliente che venne da me dopo mesi di chemioterapia.
Le sue unghie erano fragili, sottili come carta velina, e lei mi guardò con gli occhi lucidi dicendo:
"Puoi fare qualcosa?".
Non mi stava chiedendo un miracolo estetico.
Mi stava chiedendo di aiutarla a ritrovare un pezzo di sé, a sentirsi di nuovo donna al di là della malattia.
Lavorammo insieme per settimane, con delicatezza infinita, e il giorno in cui finalmente poté avere una french manicure completa, pianse.
Non erano lacrime di vanità: erano lacrime di riconquista.
Ogni nail art racconta una storia.
I fiorellini delicati per chi cerca leggerezza dopo un periodo buio.
I glitter per chi vuole brillare anche quando non se la sente.
Le geometrie precise per chi ha bisogno di ordine nel caos.
E sì, anche le unghie lunghissime a forma di artiglio per chi vuole semplicemente divertirsi un po' perché anche la leggerezza è una forma di cura.
Ho visto donne trasformarsi davanti ai miei occhi non perché lo smalto le rendesse diverse, ma perché concedersi quel momento, quella cura, quel gesto di attenzione verso sé stesse le faceva ricordare il proprio valore.
E questa, credetemi, è la magia più potente che esista.
Le mani come specchio di chi siamo
Le mani raccontano.
Parlano una lingua silenziosa ma eloquente, che io ho imparato a decifrare negli anni.
Sono mappe geografiche delle nostre vite: ogni callo, ogni cicatrice, ogni vena in rilievo è una coordinata nel percorso che abbiamo fatto per arrivare fino a qui.
Vedo mani di infermiere, segnate dai continui lavaggi e dai guanti, ruvide ma forti.
Vedo mani di pianiste, curate ma sempre corte per necessità, dita che conoscono l'arte in un modo diverso dal mio.
Vedo mani di mamme, con quell'unghia spezzata che non si ricordano nemmeno come si sono rotte, troppo prese a inseguire un bambino o a preparare l'ennesima cena.
Ogni cuticola limata è una piccola ferita che guarisce.
Ogni smalto scheggiato racconta di una settimana vissuta intensamente.
E quando una donna mi affida le sue mani magari dopo anni di trascuratezza, dopo aver sempre messo gli altri al primo posto è un atto di coraggio.
Mi sta dicendo: "Merito anch'io di essere curata.
Merito anch'io tempo ed attenzione".
C'è una poetica nascosta nelle mani.
Le mani creano, accarezzano, lavorano, pregano, scrivono.
Sono il nostro primo modo di interagire col mondo, eppure spesso le dimentichiamo.
Le diamo per scontate finché non fanno male, finché un'unghia incarnita non ci ricorda che anche loro hanno bisogno di cura.
Nel mio lavoro, io restituisco alle mani la loro dignità.
Non le trasformo le riporto semplicemente alla loro essenza migliore.
Le pulisco dalla stanchezza quotidiana, le libero dalle piccole imperfezioni che portano il peso dei giorni, le vesto di colori che sono promesse: "Andrà tutto bene", "Sei più forte di quanto pensi", "Meriti bellezza".
E quando una cliente guarda le sue mani appena fatte e sorride quel sorriso piccolo, intimo, che è solo per lei io so di aver fatto molto più che applicare smalto.
Ho creato un momento di riconnessione.
Le ho ricordato che prendersi cura di sé non è vanità, è rispetto.
È amore.
È necessità.
Essere onicotecnica è anche ascoltare
Se c'è una cosa che ho imparato in questi anni, è che il mio lavoro è fatto per metà di tecnica e per metà di ascolto.
No, non sono psicologa (per il momento) anche se ormai potrei scrivere una tesi in empatia applicata ma sono qualcosa di altrettanto prezioso: sono una presenza costante nella vita di molte donne.
Pensateci: ogni tre settimane, come un piccolo rituale, tornano da me.
E in quell'ora sedute davanti a me, con le mani ferme sul poggia mani e nient'altro da fare che stare lì, si aprono.
Parlano.
Si confidano.
Mi raccontano cose che forse non direbbero nemmeno alle amiche più care, perché qui c'è qualcosa di diverso: non c'è giudizio, non c'è competizione, non ci sono consigli non richiesti.
Io ascolto mentre limo.
Annuisco mentre applico il primer.
Sorrido mentre curo le cuticole.
A volte commento, spesso resto in silenzio, sempre offro uno spazio sicuro.
Perché questo è ciò che il mio salone diventa per molte: uno spazio dove poter esistere senza filtri.
Ho sentito storie di matrimoni felici e di divorzi dolorosi.
Di figli meravigliosi e di figli che spezzano il cuore.
Di promozioni meritate e di licenziamenti ingiusti.
Di malattie affrontate con coraggio e di paure che tengono sveglie la notte.
E ogni volta mi sento onorata di questa fiducia, di questo spazio che mi viene concesso nelle vite altrui.
C'è chi viene da me proprio per questo: non tanto per le unghie, quanto per quell'ora di ascolto senza aspettative.
"Oggi ho proprio bisogno di chiacchierare", mi dicono.
E io capisco che quello che stanno davvero dicendo è: "Oggi ho bisogno di essere ascoltata".
Certo, a volte le conversazioni sono leggere, piene di risate e pettegolezzi innocenti.
Parliamo della serie TV del momento, della ricetta che è venuta male, del vicino che parcheggia sempre nel posto sbagliato.
Anche questa è cura: la normalità, la leggerezza, il ricordarsi che la vita è fatta anche di piccole cose che ci fanno sorridere.
Ma il punto resta: in un mondo che corre troppo veloce, dove tutti sembrano sempre occupati, troppo presi per fermarsi davvero, il mio salone diventa un'oasi.
Un posto dove puoi posare il peso che porti e, per un momento, respirare.
Autostima e bellezza: il potere dei piccoli gesti
Viviamo in un'epoca complicata per l'autostima.
Ci dicono di accettarci come siamo, ma anche di migliorarci costantemente.
Ci dicono che la bellezza non conta, ma poi premiamo chi corrisponde a certi canoni.
Ci dicono di non essere vanitose, ma anche di prenderci cura di noi.
È un equilibrio difficile, una danza continua tra opposti.
Io credo fermamente in una cosa: prendersi cura del proprio aspetto non è vanità, è rispetto.
È dire a sé stessi "io valgo abbastanza da meritare tempo e attenzione".
È un atto di gentilezza verso il proprio corpo, verso la persona che vediamo allo specchio ogni mattina.
E i piccoli gesti contano.
Anzi, sono proprio i piccoli gesti a fare la differenza.
Non servono trasformazioni radicali o interventi invasivi.
Serve quella manicure fatta bene che ti fa guardare le tue mani con piacere invece che nasconderle in tasca.
Serve quel momento in cui scegli un colore che ti piace davvero, non quello che "va bene per l'ufficio".
Serve concederti quell'ora di cura senza sentirti in colpa.
Ho visto l'autostima ricostruirsi un'unghia alla volta.
Ho visto donne arrivare dimesse e uscire con un portamento diverso, non perché lo smalto le avesse trasformate, ma perché avevano investito su sé stesse.
Avevano detto: "Io merito questo. Io valgo questa ora, questa spesa, questa attenzione".
C'è un legame profondo tra come ci sentiamo dentro e come ci prendiamo cura del nostro esterno.
Non è superficialità: è integrazione.
Quando le nostre mani sono curate, quando ci sentiamo "a posto", anche solo un po', affrontiamo il mondo con un atteggiamento diverso.
È scientificamente provato che l'aspetto esteriore influisce sul benessere psicologico.
Non perché la bellezza sia tutto, ma perché sentirsi curati è una forma di autocompassione.
E poi c'è un altro aspetto, forse ancora più importante: il messaggio che mandiamo a noi stessi.
Ogni volta che scegliamo di prenderci cura del nostro corpo che sia una manicure, una passeggiata, un pasto preparato con amore stiamo dicendo alla nostra mente: "Tu conti.
Il tuo benessere è prioritario.
Meriti bellezza e gentilezza".
Questo è particolarmente vero per le donne, che spesso sono educate a mettere gli altri sempre al primo posto.
Le mamme che si sentono in colpa per un'ora passata dal parrucchiere invece che coi figli.
Le figlie che sacrificano il loro tempo per accudire genitori anziani.
Le professioniste che lavorano fino allo sfinimento dimenticando di esistere come persone, non solo come ruoli.
Il mio lavoro, in fondo, è anche questo: ricordare a ogni donna che entra nel mio salone che lei esiste.
Che merita cura.
Che i piccoli gesti di bellezza non sono futili, ma essenziali.
Che prendersi un'ora per sé non è egoismo, è sopravvivenza.
Una chiusura che è un nuovo inizio
Quando una cliente si alza dalla mia postazione e guarda le sue mani come fossero nuove, non vedo solo soddisfazione per il risultato estetico.
Vedo qualcosa di più profondo: vedo una donna che si è riappropriata di un pezzetto di sé.
Vedo l'autostima che si ricostruisce, delicata come lo smalto ancora fresco, ma solida come il legame che abbiamo creato in quell'ora di condivisione.
Il mio lavoro non è fatto di grandi rivoluzioni.
È fatto di piccole trasformazioni quotidiane, di rituali ripetuti che diventano ancore di stabilità in vite caotiche.
È fatto di ascolto, di presenza, di mani che curano altre mani.
È arte, sì, ma è anche psicologia spicciola, è empatia pratica, è medicina dell'anima dispensata in dosi di colore e cura.
Ogni manicure che faccio è una promessa.
La promessa che esiste ancora spazio per la bellezza anche nelle giornate più difficili.
Che prendersi cura di sé non è un lusso ma una necessità.
Che noi donne meritiamo di sentirci bene nella nostra pelle, nelle nostre mani, nel nostro corpo.
E quando la sera spengo le luci del salone e guardo la mia postazione di lavoro con i suoi flaconi allineati, le sue lime disposte con precisione, la sua lampada UV che ha visto tante mani e tante storie mi sento grata.
Grata di fare un lavoro che nutre non solo il mio conto in banca, ma anche la mia anima.
Grata di essere testimone di tante vite, di tanti cambiamenti, di tanta bellezza umana.
Perché alla fine, è questo che faccio: creo rituali di autostima.
Costruisco ponti tra la donna che una cliente è oggi e la donna che vuole diventare domani.
Offro spazi sicuri dove poter esistere senza giudizio.
Ricordo a ogni persona che si siede davanti a me che merita cura, attenzione, bellezza.
Non faccio solo unghie.
Creo momenti in cui una donna può fermarsi e dire: "Io esisto, io valgo, io merito questo".
E se questo non è un lavoro sacro, allora non so cosa lo sia.
Perché una manicure non è solo colore: è la promessa di sentirsi un po' più sé stesse, un dito alla volta.
È l'autostima che si ricostruisce dolcemente, con pazienza e precisione.
È la bellezza che diventa cura, e la cura che diventa amore.
E sì, magari lo smalto durerà solo tre settimane a volte meno, se insistete ad aprire lattine con le unghie nonostante i miei avvertimenti.
Ma quella sensazione di essere state viste, ascoltate, curate?
Quella dura molto, molto più a lungo.
Quella resta dentro, come un piccolo segreto prezioso che vi portate dietro mentre affrontate il mondo.
È questo che faccio.
È questo che siamo, noi onicotecniche che amiamo il nostro lavoro con tutto il cuore.
Non semplici estetiste, ma custodi di rituali di autostima, creatori di momenti di bellezza, testimoni silenziose della forza delle donne.
Un'unghia alla volta, una donna alla volta, un giorno alla volta.
Noi ci leggiamo alla prossima e come sempre..
Con affetto ( e una lima sempre in tasca)
Desy ;)










