
Non Avere un Piano B: L'unica Regola che Mi ha Salvata
Non Avere un Piano B: Come Questa Regola ha Trasformato la Mia Vita da Onicotecnica. Una Storia di Fallimenti, Rinascite e Successo per chi non Smette di Sognare.
DesyDreamNails
1/13/20267 min read
Ciao ragazze,
Buone feste fatte a tutte voi!
Questa articolo sara molto diverso dai soliti consigli e battute, ma sempre sara un articolo che in cuor mio spero possa aiutarvi e motivarvi, far credere in voi stesse e nei vostri sogni.
Ora rilassatevi prendetevi un po di vino, oppure della cioccolata se siete minorenni mi raccomando ;) e buona lettura.
Quando tutto è iniziato
Sapete, quando ero solo una bambina sognavo tra me e me un futuro da onicotecnica, insegnante tra campus e scuole, creare un'accademia tutta mia.
Sì, ero e sono molto ambiziosa :)
E sapete cosa ho fatto?
Ho mollato gli studi per iniziare a studiare per la mia carriera.
Avevo solo 16 anni.
Iniziai un'accademia da estetista triennale ed ero la ragazza più felice del mondo, ero sicura al 100% di me stessa.
Iniziai a studiare materie su materie (sì ragazze, si studia molto!) e tutte le insegnanti mi dicevano che ero molto portata.
E io, più mi caricavo a dare il meglio.
Finì il mio primo anno di estetica con tanti alti e bassi.
Non è stato facile.
Ho preso tante batoste, tanti richiami. Tante volte stavo per mollare tutto, tante volte sembrava volessi solo fuggire da quella situazione che avevo scelto io.
Il primo lavoro: quando i sogni si infrangono
Iniziai il secondo anno di estetica e iniziai a lavorare per la mia primissima volta in un centro.
Quando andai a fare il colloquio, la proprietaria sembrava così carina e comprensibile nei miei confronti... ma mi sbagliavo totalmente.
Finivo di studiare e uscivo da scuola alle 12:00, correvo subito da lei e terminavo alle 8 di sera.
La prima giornata fu molto lenta: la proprietaria non mi fece fare letteralmente niente se non osservare.
Mi dissi tra me e me: "Ok, ci sta, sono alle prime armi, vuole insegnarmi il mestiere".
Il secondo giorno iniziò a farmi fare qualcosa: prenderle le cose, sistemarle. E mi dissi tra me e me: "Ok, forse vuole farmi memorizzare i posti". Pfff, povera bambina illusa.
Il terzo giorno feci il primo errore, la prima figuraccia.
Prendendo delle creme dallo scaffale, andai a sbattere con la testa su una di quelle mensole che si appoggiano sulle viti, non so se avete presente.
Cadde tutta la mensola con tutte le creme, davanti a tutte.
Che figuraccia.
Lei mi lanciò uno sguardo fulminante, come se volesse uccidermi.
Il quarto giorno andò liscio: ormai io osservavo solo, prendevo le cose.
Ma dopo speranze perdute, lei mi mise a terminare un semipermanente.
Io mi dissi: "Wow, ora finalmente farò una stesura colore, oppure darò una forma all'unghia".
Invece?
Solo un sigillante.
Solo una semplice stesura di sigillante.
Ma ok.
Il quinto giorno mi tagliai con un bisturi da pedicure.
Mi sanguinò il dito fino a sgocciolare.
Lei? Impassibile.
Mi mise un po' di carta e stop.
Quando capisci chi non vuoi diventare
Il sesto giorno non feci letteralmente niente.
E fissando fuori dalla vetrina, iniziai a pensare.
Mi sentivo uno spreco, una perdita di tempo.
Sentivo di avere del potenziale, ma che in quel posto veniva oppresso.
La mia voglia di fare andava a scemare sempre di più.
Mi sentivo solamente una di quelle segretarie sottopagate e sfruttate.
Io sapevo che il mio posto non era lì, ma era con una bella divisa, magari con il mio nome sopra, in un centro tutto mio in cui io ero la proprietaria.
E una cosa era certa: sapevo chi non volevo essere, quale proprietaria NON volevo essere.
Ma improvvisamente sento chiamare il mio nome.
Finalmente ero stata affidata a una cliente.
Voleva che io facessi un semipermanente.
In testa mia mi ripetevo tutti i passaggi detti a scuola (sì, in tutto questo alternavo anche con la scuola).
Iniziai a fare passaggio per passaggio con estrema cura e delicatezza.
Ci misi esattamente un'ora.
La cliente fu contenta.
Ma non appena pagò e uscì dal centro, la proprietaria mi fece un grande rimprovero urlando e sminuendomi, dicendo che ero lenta, che non potevo metterci un'ora perché lei, in 20 anni di esperienza nel settore, ci metteva solamente mezz'ora.
Sì ragazze mie, avete capito bene: lei ha avuto la faccia tosta, più che altro ridicola, di paragonare le sue tempistiche dopo ANNI di esperienza con le mie tempistiche che avevo appena iniziato.
Io, da quel rimprovero, capii che la mia salute mentale, soprattutto per me e la mia autostima, non doveva essere distrutta da un posto che non sentivo neanche mio.
La liberazione che sembrava un fallimento
Era un martedì mattina e dissi che non sarei potuta andare per colpa della febbre.
Lei mi inviò un vocale dicendo testuali parole che ricordo tutt'ora: "Guarda, non c'era bisogno di avvisare Desiree. La tua presenza in questo centro era futile, non facevi niente quindi ci sei o meno non cambia molto. Anzi, per me il nostro percorso insieme può anche finire qui".
Io lì morta, ragazze.
Lì per lì sembrava che mi fosse caduto il mondo addosso.
Dopo aver pianto per il fallimento, non dovuto da me, se ci ragiono ora, e aver avuto un grande conforto da mia madre (Santa Donna) iniziai a pensare che quasi quasi era stata una liberazione.
Ma mi sentivo a terra, scarica, demotivata.
Soprattutto stavo veramente iniziando a pensare che non fosse la mia strada questa.
Finito il secondo anno, in questo anno presi il diploma, iniziai a lavorare da sola, anche se con scarsi risultati.
Usavo le poche clienti per esercitarmi.
Mandai un curriculum ad un altro centro, feci un colloquio.
Inutile dire che mi ha usata anche quello.
Da lì dissi a me stessa di non andare mai più in un centro.
Anche se poi qualche volta ho provato ad andare in qualche centro, sentivo che non era ciò che volevo e mi faceva stare male, perciò smisi di andarci.
Non riuscivo a trovare clienti, ero demotivata e stavo iniziando a perdere interesse per questo settore.
Non credevo più in me stessa.
La persona che ha creduto in me quando io avevo smesso
In quel periodo non mi confidavo con nessuno se non con il mio fidanzato.
Beh ragazze, se devo dirla tutta, lui è stato come una manna dal cielo.
Lui è riuscito a credere in me quando io ho smesso di farlo.
Ha visto del potenziale in me che io smisi di vedere dopo tanti fallimenti.
Quel 100% che vedevo in me era diventato uno 0, ma per lui io ero un 200%.
E ha cercato in tutti i modi e in tutte le sue possibilità di darmi grinta e carica.
Quando un giorno se ne esce dicendo che aveva creato una cosa per me.
Io, incuriosita, dissi di mostrarmelo.
E sapete cos'era?
Un volantino pubblicitario.
Ha detto: "Portiamoli a stampare e attacchiamoli per varie zone di Napoli".
E con l'aiuto di mio padre andammo in quelle tipografie e feci 1000 pezzi.
Il giorno dopo, io e il mio ragazzo andammo ad attaccarli in diverse zone di Napoli, santo fidanzato!
Da lì iniziarono a contattarmi diverse persone, e quelle persone facevano un passaparola.
Così iniziai ad avere diverse clienti, non tante, il giusto per iniziare a guadagnare qualcosa.
E iniziai man mano ad acquisire fiducia di nuovo in me e nei miei lavori.
La svolta: quando smetti di lamentarti e inizi a cambiare
Iniziai il terzo ultimo anno, quello decisivo per la licenza.
A dirla tutta andavo e non andavo, non avevo tutta quella grinta.
Sarà perché ormai stavo ingranando.
Ma inutile dire che tutte quelle ore le spendevo per esercitarmi e i miei lavori miglioravano sempre di più.
Cercavo di rendere il mio feed su Instagram più guardabile possibile, con risultati mediocri se così si può dire.
Un giorno il mio ragazzo viene e mi dice: "Lo sai, ho acquistato un corso sul marketing digitale. Così magari posso darti anche una mano con il tuo lavoro, ad aumentare clienti, a rendere il tuo Instagram piacevole da guardare e invitante da scrivere".
Lui iniziò, io mi adattai a quei pochi clienti.
Ho avuto il classico blocco del lavoratore, rimasto lì nella sua bolla con quelle poche persone.
Ma un giorno, cambiando esigenze di vita, capii che quelle due clienti non andavano più bene.
Anzi.
E iniziai a lamentarmi con il mio fidanzato.
Lui cercò di darmi una mano con le sue conoscenze nel social e nel marketing, ma io volevo fare di testa mia.
Un giorno mi ritrovai al verde, senza soldi per i prodotti, e mi lamentai come una bambina capricciosa.
Al che il mio ragazzo si stufò e me ne disse quattro, dicendo che ero io ad aver voluto questo, che se volevo le potevo aumentare le clienti e che potevo farcela con pochi e piccoli cambiamenti ma che avrebbero fatto la differenza.
Io lì per lì rimasi male e me la presi perché l'avevo interpretata come se lui mi avesse detto che non faccio nulla.
Ma poi mi fermai, riflettei sulle sue parole, e capii che aveva ragione.
Ero rimasta bloccata lì.
Con l'aiuto di mio padre iniziai dei corsi con tanta demotivazione in corpo, ma avevo un uomo al mio fianco che mi sosteneva, mi elogiava, mi aiutava e mi aiuta tutt'ora.
C'è da dire che subiva e subisce tutt'ora i miei scleri!
E feci un corso, poi un altro, poi un altro ancora, con la bellezza di 12 corsi eseguiti.
Le mie tecniche migliorarono e con sé anche le clienti.
Le parole che porterò per sempre
Il mio ragazzo mi disse una cosa che ho sempre portato e porterò con me per sempre: "Hai visto, sapevo che ce l'avresti fatta. Sono così orgoglioso della donna che stai diventando".
Me la porto tutt'ora, che finalmente dopo tante lacrime e sudore ho aumentato e sto aumentando sempre di più il mio giro di clienti.
E ad oggi sto riuscendo, grazie ai sacrifici dei miei genitori, l'appoggio e l'amore del mio fidanzato, e alla mia costanza e tenacia.
Perché vi ho raccontato tutto questo
Ora voi starete chiedendo: "Sì ok Desi, ma noi che dobbiamo farcene di tutto questo?"
Ve l'ho voluto raccontare per dirvi, ragazze, che non dovete mai smettere di credere in voi stesse.
Qualsiasi sia il vostro sogno, le vostre ambizioni, le vostre credenze, siate sempre orgogliose delle donne che siete, dei vostri errori, perché saranno proprio loro a farvi crescere, a farvi capire cosa è giusto e cosa no.
Cadendo capirete il vero sacrificio delle cose.
Basta rialzarvi.
Create, trasformatevi, realizzatevi, crescete, abbiate la vostra indipendenza.
Nessun denaro pagherà queste esperienze.
Siate lucide e consapevoli delle vostre scelte.
E ricordatevi: non createvi un piano B nel caso il piano A andasse male.
Il piano A è il 90% delle volte la vostra scelta per il vostro futuro, e nessuno deve abbatterlo, neanche voi stesse.
Investite nel piano A, credeteci nel piano A, sbagliate le procedure, ma portatelo a termine.
Portatelo al termine.
Voi dovete farcela per poi essere soddisfatte della vostra vita, per poi guardarvi indietro e mandare a quel paese quelle persone che non hanno saputo credere in voi stesse.
E potete sentirvi pulite dentro di voi perché sapete che vi siete fatte un culo così e dire: "Sì, ce l'ho fatta".
E poi, amate
Poi ragazze, ricordatevi anche: amate.
Amate sempre.
Amate l'amore per ciò che fate, per il vostro lavoro, per voi stesse, per chi vi sta affianco specialmente.
Soprattutto se vi ameranno veramente, saranno i vostri primi sostenitori.
Cosa più bella non c'è: avere una persona che crede e che investe su di voi.
Con questo articolo molto emotivo, ragazze, voglio dirvi una sola cosa: vi auguro che voi possiate trovare la vostra strada, che voi possiate credere sempre di più in voi stesse, che possiate costruirvi un futuro su ciò che realmente amate, che possiate avere la fortuna di sentirvi amate e di amare incondizionatamente.
Perché è ciò che vi renderà la vita bella.
E se la vita è bella, lo saranno anche i successi.
Un saluto e, dopo questo articolo, un fazzoletto sempre in tasca.
Desy ;)












